Copy of un'intervista possibile_def

July 9, 2014  |  By  | 


Aspetto. Riapre. Sta lì. “E' possibile”. “Venga”. Duro il tipo da acchiappare, ma sembra possibile, direi facile , basta insistere; neanche tanto. Entro. Preferisco non ricordare dove. Mi vieto reazioni, sensazioni, distrazioni. Obiettivo, vai! “Mi dica qualcosa di lei, come si chiama, chi è. Cos'è?”. (non importa se non si capisce la lingua o l'immagine, ma sapere che è un retrovirus: diventa tutt'uno con le cellule che invad e, quindi vive e si riproduce insieme con le nostre cellule, da estraneo diventa parte integrante della nostra vita biologica) “Mai pensato di darmi un nome, veramente. Nei testi però mi chiamano HIV (poco simpatico, ma a me non importa. Non è una questione mia). Su chi sono o cosa sono; bé, sono un essere vivente. Sempre nei testi vengo definito un virus, anzi più precisamente un retrovirus . Ma ce n'è un sacco di altri nomi: il cancro dei gay, la lebbra dei drogati, la peste del XX secolo, il castigo di dio, il contorno viola. E così via, la fantasia paranoica e malefica non ha confini. A me non importa nulla. Anzi, mi diverte e mi facilita i compiti. A me interessa vivere, riprodurmi, come a voi umani: senza guardare in faccia nessuno. Nonostante viva all'interno di voi umani e con limiti decisamente ristretti:

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