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Gennaro Perrotta


Published on December 2, 2014

focus PARTITA ROGNO martedì pagina2 dicembre 2014 2 Ho i testimoni. Ieri pomeriggio al campo dove gioca mio figlio, come al solito i tifosi mi hanno chiesto un pronostico. Io ho ripe- tuto quello che ho detto in televisione, per me al massimo il Napoli avrebbe pareggia- to. Non l’ho detto solo per coerenza con quanto affermato in tv la sera prima dichia- randomi scettico su questa gara che definivo rognosa, a differenza di tutti gli opinionisti vari che, non avendo il coraggio di fare pro- nostici non favorevoli al Napoli per evitare di essere additati come anti-Napoli, hanno pronosticato la vittoria con i risultati più fan- tasiosi a Marassi, magari dopo aver criticato a sangue la squadra di Benitez, coraggio sal- tami addosso! Io ieri però mi sono spinto oltre: ho fatto il film della partita in anticipo dicendo che sarebbe finita 1-1, ma di rimonta, riagguan- tando la Samp nel finale scampando un peri- colo bello e buono. Non ho capacità divina- torie, né ho mai giocato una bolletta in vita mia dopo la morte della schedina. Anzi, spesso non ci azzecco proprio. Ma ieri era come se me la sentissi, come se l’avessi vis- suta prima questa partita. Vedevo un Napoli frenato psicologica- mente dal contraccolpo del pareggio col Cagliari che significava l’abbandono ad ogni sogno di gloria certificato dalla ripresa corsa della Roma sulle tracce della Juventus, bye bye a tutti per un Deja Vu del campio- nato scorso, secondo logica ed investimenti sul mercato. Le due più forti ancora più forti, e le altre impotenti, Napoli in primis che nella rosa si è indebolito, non tanto nella formazione tito- lare, dove però paga senza dubbio oltre misura l’avvicendamento dei portieri della passata edizione. Rafael sarà pure sfortuna- to, ma prende gol esattamente o quasi per quanti tiri in porta arrivano nello specchio. Ieri la Samp, oltre un mischione, ha prodot- to solo il tiro di Eder. Immancabilmente, gol. Elementare, Watson! Come lo vogliamo leggere questo pareg- gio? Certo, con un fiuuu per il pericolo scampato, con la mano a levare le gocce di sudore freddo che hanno imperlato la fronte dei tifosi napoletani. Serie positiva salvata, la più lunga della A, 10 partite senza sconfitte, con un salomoni- co pari, 5 vittorie e 5 pareggi. Sembra posi- tiva, ma in controluce invece fa mordere le mani perché certifica la serie delle occasioni sprecate. Sissignori, per qualità del Napoli, e poca delle avversarie va pure detto perché questo è veramente un campionato medio- cre, il Napoli poteva vincerle tutte. Per un periodo ha giocato il miglior calcio della serie A, vedi gare con Verona e Roma su tutte, poi è tornato al solito tran tran del tiki taka orizzontale e stucchevole che fa addormentare. Benitez parla di controllo della partita, io di mancanza di gioco verti- cale che porta al tiro in porta pericoloso, che è colpa grave se poi si dispone del miglior attacco della serie A. Se analizziamo questa serie, mancano all’appello 10 punti così composti: l’inizio dello sciupio è cominciato col pareggio fischiatissimo del San Paolo contro il Palermo per 3-3 (immediatamente susse- guente alle due sconfitte due con Chievo ed Udinese!), con la solita dinamica ricorrente dai tempi dell’Udinese dell’anno scorso: 2- 0 e poi 2-2, 3-2 ed infine 3-3. Per prova pro- vata, giusta il mio editoriale della settimana scorsa che ricorda come vari indizi generino la prova di quanto questa squadra sia squa- dra-cicala, il Napoli si è ripetuto la settima- na scorsa col Cagliari con lo stesso punteg- gio e le stesse modalità manifestate con Udinese l’anno scorso e Palermo quest’an- no. Quanto è colpevole una squadra che, palesemente più forte, non riesce a mantene- re il doppio vantaggio e poi, avendo la forza di riportarsi avanti, di non conservare il gol della vittoria? Tanto, troppo. E questo sicuramente chiama in causa anche e prepotentemente le responsabilità del tecnico, che ha molti meriti, partendo dalla diversa mentalità di calcio di respiro europeo non attaccato alla distruzione del gioco avversario come da costume italico, ma che sicuramente ha la responsabilità di non aver saputo dare equilibrio ad una squa- dra che subisce troppi gol al di là dalla bra- vura o meno dei singoli difendenti schierati in campo. Al di là dello scialacquio casalin- go che ha prodotto il lasciar sul prato 4 punti che gridano vendetta al cielo, il Napoli in trasferta ha sprecato a Milano contro la quasi putrefatta Inter di Mazzarri beccando gol all’ultimo minuto in maniera sciagurata, ha sprecato vieppiù a Bergamo il rigore all’ultimo istante della vittoria e ieri a Marassi ha recuperato una gara ormai persa, dopo aver avuto ben 4 palle gol ad 1 e visto- si negare i soliti 2 rigori di serie che accom- pagnano gli arbitraggi “contro” il Napoli del nefasto Rocchi che sta a Valeri, tanto vitupe- rato da Pozzo, come l’asino rispetto al pro- fessore, ed è quanto dire. Come dico da anni, e chi mi segue lo sa,