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Luigi


Published on September 22, 2014

Pagina 2 Sezione di Filosofia GRUPPO STUDI ROSACROCIANI di PADOVA – C.P. n.582 - 35122 Padova – e-mail: studi.rc@libero.it LE RISPOSTE DI MAX HEINDEL Quando subiamo un intervento chirurgico in questa vita e l’organo malato viene tolto, guariamo in modo definitivo o torniamo poi a soffrire dello stesso disturbo? Il Cristo disse “ Un uomo è ta- le quale egli pensa nel suo cuore ”. Nel senso più lato, qu e- sta parola costituisce una risposta completa alla domanda. Quando arriviamo sui piani invisibili do po la morte e nell’al di là subiamo le esperienze del Pur- gatorio e del Primo Cielo, tutti i nostri veicoli si dissolvono gradualmente. Poi, entriamo nel Secondo Cielo dove cominciamo a creare l’ambiente in cui trascorreremo la nostra nuova esisten- za. Quando questo compito è assolto, entriamo nel Terzo Cielo dove sono p ochissimi gli esseri coscienti. Lì l’oblio di tutto quello che è avvenuto precedentemente pulisce, per così dire, la lavagna: portiamo con noi, sotto forma di facoltà, solo la quintessenza delle esperienze pas- sate, quando entriamo nuovamente nel Secondo Cielo, avviati verso una nuova nascita e formiamo l’archetipo del nostro futuro corpo fisico con l’aiuto degli Angeli di Giustizia e dei loro ausiliari. Ricordiamoci che durante l’infanzia abbiamo fatto goffi sforzi per imparare a scrivere. I primi caratteri vergati erano grotteschi, ma a poco a poco, grazie alla persistenza del nostro impegno, abbiamo acqui- sito la facoltà di scrivere leggibilmente. Con il pas- sare degli anni finiamo con il dimenticare la diffi- coltà incontrata per imparare a scrivere, ma la facol- tà ci rimane. Nello stesso modo, lo Spirito reincarnato dimentica tutto quello che è avvenuto precedentemente, ma conserva la facoltà di fare alcune cose. Perciò se ha formato un corpo debole in un certo punto e se ha sofferto in rapporto a tale debolezza e alla malattia, forse anche al punto di farsi tagliare un organo, possiamo essere certi che, nonostante non possa ram- rammentare questo fatto nell’esistenza futura, lo Spirito se ne ricorderà quando formerà il suo archetipo in vista della rinascita. Si sforzerà, quindi, di costruirsi un organo mi- gliore onde risparmiarsi le sofferen- ze patite nella vita precedente. Per- ciò è certo che l’organo asportato nel corso di una vita sarà sano nelle successive e che il male non si per- petuerà. Così, a poco a poco, l’um anità impara, attraverso gli er- rori del passato, a procurarsi un cor- po migliore e più sano. Facciamo l’esempio di un architetto, il quale si è costruito una casa e che, vivendovi, vi ha constatato alcuni inconvenienti. Se la vende e se ne costruisce un’alt ra, si ricorderà degli inconvenienti della dimora precedente, per costruirne una esente da tali difetti. Forse troverà anche nella sua nuova casa particolare non di suo gusto; la venderà e ne costruirà una terza che sarà migliore delle prece- denti due, e così via. Possiamo supporre accada lo stesso per la casa che lo Spirito costruisce nuovamente ad ogni vita. Olivier Wandell Holmes ha efficacemente evoca- to in questa progressione nel suo poema “Il Na u- tilus imprigionato”. La conchiglia del nautilus, come è risaputo, è formata da compatimenti sem- pre più grandi che il mollusco abbandona man mano che cresce. Costruisciti più vaste dimore, anima mia, via via che rapide passano le stagioni! Abbandona la volta bassa del tuo passato Che ogni tempio, più nobile del precedente Ti ripari dal cielo sotto un duomo più altero Sin che alla fine tu ven- ga liberato Lasciando l’ormai in u- tile conchiglia, sulle rive del mare agi- tato della vita.