Romani_scuola

October 21, 2014  |  By  | 


dall'istruzione per la vita del Romanus civis . Non c'è parte della sua voluminosa opera, dedicata in gran parte all'eloquenza, che non sottintenda la convinzione del valore assoluto dell' ars docendi . Quintiliano ha fede nella possibilità di insegnare qualsiasi cosa, poiché per natura tutti gli esseri umani sono dotati di un ingegno sufficiente a capire, memorizzare, interpretare. Occorre precisare che Quintiliano vive in un'epoca in un cui l'educazione e l'istruzione, a Roma, non si svolgono più solo nell'ambito della familia , come avveniva in epoca arcaica secondo la tradizione propriamente romano-italica che delegava questo compito ai genitori e ai loro servi acculturati. Questo più antico modello educativo è rappresentato da Catone il Censore e dalla sua opera intitolata Praecepta ad filium ; ma anche le commedie di Plauto e Terenzio mettono spesso in scena padri austeri e tradizionalisti alle prese con figli bramosi di indipendenza. Si pensi, in particolare, agli Adelphoe di Terenzio in cui, nei personaggi di Demea e Micione, sono opposti due modelli pedagogici, uno severo e tradizionalista, e uno più morbido, influenzato dalla mentalità greca. Il sistema formativo della Roma più antica è infatti una sorta di "autarchia educativa", come l'ha definito Luciano Canfora, in cui il paterfamilias gioca un ruolo fondamentale nel trasmettere e perpetuare i valori del civis . "E questo è un carattere che connota tutta l'epoca arcaica e serba un suo prestigio anche dopo la diffusione di modelli culturali ed educativi ellenistici" (Canfora, cit ., p. 739). La paideia dell'età monarchica e repubblicana mira infatti a trasmettere il mos maiorum , cioè il culto degli antenati e della tradizione, nonché valori come la virtus e il senso quasi cieco della disciplina verso i superiori. Tutti elementi alla base del sistema etico-sociale dei romani e, per usare ancora le parole di Canfora, "principi di conservazione e di stabilità" dello stato (p. 751). La famiglia era considerata infatti, anche dalle istituzioni, il migliore serbatoio dei valori tradizionali. Rientrava in questa pedagogia anche l'insegnamento di conoscenze più pratiche legate a un'economia agro-pastorale e all'arte della guerra. Ma Quintiliano vive in un'epoca in cui anche la scuola e l'educazione sono cambiate rispetto al passato, essendo ormai profondamente influenzate dalla cultura della Grecia e dell'Oriente ellenistico: i metodi educativi risultano pertanto "addolciti" rispetto alla severità del modello rappresentato da Catone o da Tito Manlio che fece uccidere il figlio perché reo di insubordinazione militare (Livio VIII 7, 14). Nel I sec. d.C. i Romani sono ormai padroni del Mediterraneo ed esigono una cultura più ampia, articolata, raffinata, che presupponga la conoscenza del greco, delle leggi, della letteratura e dell'eloquenza, oltre che una perfetta padronanza del latino e la consapevolezza dei valori della tradizione. Inoltre, già dal II sec. a.C. l'educazione dei figli esce dal ristretto circuito della famiglia e addirittura dal I sec. d.C. esiste a Roma anche la scuola pubblica; tutto questo in opposizione al modello pedagogico delle origini e della repubblica che era lasciato totalmente ai privati e alle singole famiglie. Va detto però che anche per Quintiliano, in accordo con la tradizione latina, l'educazione dell' infans , cioè del bambino sino a 7 anni, dev'essere impartita, in prima istanza, dal padre: non a caso, questa prima educazione veniva chiamata praecepta paterna , e riguardava temi pratici, politici, sociali e soprattutto morali. Quintiliano sottolinea anche l'importante ruolo formativo delle madri. Il